Smartphone a letto: perché il blu degli schermi ci ruba il sonno

È diventato il nostro ultimo gesto prima di dormire: scrollare il feed, leggere le notifiche, guardare “ancora un solo video”. Ma ciò che sembra un innocuo rituale serale ha in realtà un impatto diretto sulla nostra salute, in particolare sul sonno.

Gli schermi dei nostri smartphone, tablet e computer emettono una luce blu ad alta energia che inibisce la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia. Il risultato? Il cervello rimane in stato di allerta, convinto che sia ancora giorno. Si fa fatica ad addormentarsi, il sonno diventa più leggero, intermittente e meno rigenerante.

L'insonnia legata all’uso serale degli schermi non è più un’eccezione ma un fenomeno in crescita. Studi recenti collegano l’abuso di dispositivi digitali nelle ore notturne non solo a difficoltà nel dormire, ma anche a irritabilità, difficoltà di concentrazione durante il giorno, calo della produttività e persino sintomi depressivi.

La dipendenza da smartphone, inoltre, crea un circolo vizioso: si dorme poco, ci si sveglia più stanchi e si tende a cercare stimoli immediati (come social e notifiche) per rimanere attivi, alimentando una spirale di stimolazione continua che sfianca il sistema nervoso.

Un rimedio efficace? Spegnere gli schermi almeno un’ora prima di andare a letto, preferendo attività rilassanti come la lettura su carta, la meditazione o semplici esercizi di respirazione. Il buio, dopotutto, è il segnale più antico che abbiamo per riposare.

Se il sonno è la nostra ricarica naturale, forse è il caso di mettere anche lo smartphone in modalità “riposo”.