Non è semplice pigrizia. Quando ci si sente costantemente stanchi, apatici, svuotati di energia, la radice spesso è più profonda. Il corpo sembra reggere, ma la mente si arrende. Ci si rifugia sul divano, davanti alla TV, come se fosse l’unico spazio sicuro, l’unico in grado di offrire tregua da qualcosa che non si riesce nemmeno a spiegare.
Ogni azione quotidiana inizia a sembrare fuori portata. Non si ha voglia di alzarsi, né per lavorare, né per mangiare, né tantomeno per fare qualcosa che un tempo dava piacere. Questo stato di immobilità apparente è spesso il prodotto di un lento logoramento emotivo. Uno stress accumulato, una routine che ha spento l'entusiasmo, aspettative troppo alte o magari nessuna, che facciano sentire il tempo vuoto e privo di significato.
La procrastinazione, in questo contesto, si confonde facilmente con la pigrizia, ma è qualcosa di molto diverso. Non si tratta del non voler fare, quanto piuttosto del non sentirsi in grado di affrontare ciò che ci attende. Un meccanismo di difesa, una forma silenziosa di resistenza che, col tempo, può diventare cronica.
Quando la motivazione si spegne, il primo impulso è spesso la colpevolizzazione. Ma giudicarsi non aiuta a ripartire, anzi, alimenta l’inerzia. È in questo cortocircuito emotivo che molti si perdono, convinti che basti uno scatto di volontà per risalire, quando in realtà serve ben altro: comprensione, ascolto, pazienza.
Il recupero inizia dal riconoscere la propria condizione, accettarla senza imbarazzo, e ricostruire gradualmente una connessione con ciò che ci fa stare bene. Non si tratta di ritrovare subito slanci eroici, ma di lasciarsi alle spalle l’idea che tutto debba accadere in fretta. Ritrovare motivazione è un processo sottile, lento, ma possibile. E spesso, la prima vera svolta, arriva nel momento in cui smettiamo di combatterci e iniziamo a prenderci davvero cura di noi stessi.